In favore della narrazione fantastica (davvero)
Un paio di settimane fa, mentre andavo a portare i Curricula da una parte all’altra della provincia (è un’esagerazione in modo molto minore a quello che vorrei, questa), ho dovuto staccare Spotify perché la batteria del mio morente telefono stava morendo anch’essa. Così ho acceso la radio e ho messo su Radio3 e ho beccato l’intervista ad un ragazzo che parlava di “Un Piccolo Odio”, l’ultimo libro di Joe Abercrombie. Ora dovete perdonarmi ma non mi ricordo il nome del ragazzo nell’intervista ma mi pare fosse il traduttore del romanzo. Comunque, il succo dell’intervista è che “Il Piccolo Odio” di Abercrombie è un ottimo fantasy perché è un low fantasy. Ora, per gli italiani che odiano i termini inglesi (ne conosco a frotte) è bene fare una breve opera di disambiguazione: esistono, in lingua inglese, tre tipi di fantasy: low fantasy (opere fantastiche con un -relativamente- basso contenuto di magia e artifici simili), high fantasy (opere fantastiche in cui le differenze con la realtà...