Domande sul formicacavallettismo

Una prospettiva pessimista sul rodimento di culo nell’era del Covid-19

“E qual è una rottura di cazzo di livello dieci?” -“Rocco Schiavone”, S01E01

[Disclaimer: Questo post è stato interamente scritto sotto l’influsso di un’emozione che i francesi chiamano “rodimento di culo”. Chiedo scusa in anticipo se risulterà più sconclusionato del solito. Indulgerò anche nello sfoggio della lingua d’Albione per le stesse ragioni.]

C’erano una volta una cavalletta e una formica. D’estate la formica raccoglieva semi, molliche e brandelli di carne strappati da carogne putrscenti per metterli da parte per l’inverno. La formica sapeva, nell’immensa saggezza di cui era capace col suo microscopico cervello, che quando la neve avrebbe coperto di una gelida coltre il terreno, l’unica alimentazione disponibile sarebbe stata la zuppa di ghiaccio. La formica sapeva inoltre, nell’immenso snobismo che contraddistingue tutta la sua razza, che la zuppa di ghiaccio farà anche ridere, ma andare avanti tutto l’inverno a zuppa di ghiaccio anche no, dai.

Mentre la formica metteva da parte le provviste per l’inverno una cavalletta cazzeggiava in giro, andava a ballare al Billionaire, beveva, scopava e passava le giornate più oziose a masturbarsi furiosamente. Vedendo la formica spaccarsi la schiena in quattro le chiese il motivo di tanta fatica. Quando la formica le rispose che stava mettendo da parte le provviste per l’inverno la cavalletta scoppiò a ridere iniziando ad urlare di Bill Gates, 5G e che l’inverno l’hanno inventato i cinesi con un tedesco che guarda caso è venuto qui, poi ha pisciato in testa alla formica.

La formica se n’è tornata nella sua minuscola casa, s’è fatta una minuscola doccia, e dopo aver tirato giù tutti i minuscoli santi del minuscolo calendario, ha deciso che avrebbe continuato a spaccarsi la schiena, perché poi l’inverno sarebbe arrivato comunque, cavalletta o non cavalletta.

L’inverno è arrivato, la cavalletta ha iniziato a mangiare solo zuppa di ghiaccio ma le è venuta ben presto a noia. Intirizzita, infreddolita e affamata, la cavalletta va a supplicare la piccola formica di fornirle asilo. La formica la fa cuocere un po’ e alla fine accetta di dividere le provviste a patto che la cavalletta si faccia pisciare in testa.


Questa premessa è stata necessaria per capire cosa intendo formicacavallettismo: comportarsi in modo lungimirante in vista di una crisi per poi eventualmente arrivare in soccorso di chi nel frattempo ha cazzeggiato. A pensarci bene -ma neanche troppo-, è esattamente quello che ci sarebbe stato chiesto di fare quest’estate, se ci fosse stato chiesto: fare anche tutto, ma con moderazione, per pietà.

Manco a dirlo, mentre solitamente mi immedesimo nel peggior personaggio della storia [BoJack di BoJack Horseman, Jerry di Rick&Morty, qualcuno di inetto in qualsiasi altra narrazione], stavolta mi sento una cazzo di formica. Perché mi sono messo la mascherina in ogni situazione, anche quando stavo sudando al punto da renderla sostanzialmente trasparente, ho ridotto le uscite al minimo indispensabile per non finire impiccato al lampadario della cucina, rispettato le distanze, evitato come la peste luoghi affollati e, se obbligato dalle circostanze, me ne sono allontanato il prima possibile. Ho continuato a lavorare, perché l’azienda che mi paga me lo ha permesso, e da un paio di settimane abbiamo introdotto le mascherine FFP2 per tutelare sia operatori che utenti. Oggi, 13 Novembre 2020, la mia regione è rientrata tra le regioni arancioni. In sostanza, tutti gli sforzi che ho fatto sono serviti alla stessa cosa a cui serve avere due piselli: a bullarsene con gli amici. Uno già non lo vedo da un anno e passa ma grazie a Guglielmo Marconi possiamo almeno comunicare senza l’intercessione delle Poste Italiane. Non è per un cazzo la stessa cosa di vedersi, ma tant’è. L’altro da meno, anche se non ricordo quando. Siamo usciti una sera che penso fosse Maggio, poi abbiamo avuto entrambi da lavorare e adesso ha chiuso tutto un’altra volta, per cui. Questo non per suscitare un riflesso di pietà o i vostri applausi che francamente non solo non desidero, ma mi danno il voltastomaco, ma solo per dire che di avere due piselli manco posso bullarmene. Altro rodimento di culo.

Il Covid-19 mi ha fatto più volte pensare ad “Elegia in un cimitero campestre” di Thomas Gray, che vede la morte come una livella che chiama a sé tanto il ricco quanto il povero, ma al contrario. Il ricco spende somme incredibili in Gaviscon mentre bestemmia contro il governo ladro perché vede intaccato il suo patrimonio, il povero si dispera nella miseria -e talvolta in silenzio, talvolta no- perché si è visto sparire l’unica sua fonte di sostentamento.

Io devo solo ringraziare non so neanche bene chi, essendo agnostico, di non essere nella seconda categoria. Nemmeno nella prima, visto che i soldi per il Gaviscon non li ho.

Il Covid-19 ha acuito le differenze economiche e sociali presenti già in era pre-Covid perché ha colpito tutti indistintamente e con la stessa forza: lo stesso montante che un pugile incassa scuotendo la testa basterebbe a mandare in prognosi riservata un qualsiasi comune cittadino. Non solo: le misure restrittive colpiscono indistintamente non solo il ricco e il povero, ma anche la formica e la cavalletta.

E mi rendo conto che, pur accecato dal rodimento di culo, la colpa di questo sentimento è soltanto mia, e del conflitto interno che da sempre anima la mia vita. 

Perché sono un convinto pessimista: per me la vita non ha valore intrinseco perché i valori sono assegnati arbitrariamente dagli esseri umani per convincersi a non impazzire [leggete “La Cospirazione contro la Razza Umana” di Thomas Ligotti se questa affermazione sembra risuonare in qualche modo] in un abisso di non-senso in cui le cose più importanti sono anche quelle che sfuggono alla nostra comprensione. Il nichilismo passivo svalutava i valori del passato, quello attivo mirava a trovarne di nuovi, il pessimismo (o nichilismo cosmico) riconosce nei nuovi valori la stessa natura arbitraria del passato, derubricandoli ad illusioni -scarsamente- consolatorie. In quest’ottica, il comportamento della cavalletta parrebbe l’unico sensato: se nemmeno la vita ha valore allora tanto vale abbandonarsi ad un eterno “adesso”, sfogando perennemente i propri istinti e soddisfando i propri bisogni, trasformandoci in versioni animali di un automa che, fornito di un input, elabora un output più velocemente possibile.

Eppure, anche se tutto il mio forMicare in giro, anche se tutta la mia prudenza è servita soltanto a rendere peggiore questo rodimento di culo, anche se almeno avrei potuto divertirmi quest’estate, anche se probabilmente nonostante tutto perderò lo stipendio per la seconda volta quest’anno, non riesco a pensare di aver SBAGLIATO. Anche se “giusto” e “sbagliato” sono soltanto suoni e grafemi per definire qualcosa che non esiste.

Nonostante abbia fatto la mia scelta morale, e nonostante questa scelta non mi sia affatto obbligata, la domanda ultima rimane: ne è valsa la pena?


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