CONTRO IL DIRITTO DI PAROLA: UN TITOLO CLICKBAIT

"Non è paradossale che tu voglia esprimerti contro il diritto di parola?"

Sì, Infatti è clickbait.

Ho fatto il test di QI del MENSA, che non è un istituto che si occupa di alimentazione ma un' associazione che si occupa di raggruppare le persone con un quoziente intellettivo superiore al novantottesimo percentile. Cosa significa? Che se entri a far parte del MENSA pensi molto in fretta, in breve.
Io sono caduto esattamente nel 50° percentile, ovvero ho un cervello che funziona a velocità perfettamente normale.
"Cosa ti dà il diritto di aprire bocca, allora?"
1°: niente
2°: compenso la mia velocità di pensiero pensando tantissimo, spiralizzandomi attorno a delle enormi cazzate quasi fino a sfiorare la paranoia. Forse. Se a volte ho delle idee decenti è perché qualcosa mi ha ossessionato per tempo sufficiente a giungere ad una conclusione: siete il pubblico della mia nevrosi.
È una settimana circa che mi arrovello sul libro che ha scritto una: "Odio gli  Uomini".
ORA, io non l'ho letto e non voglio parlarne. Potrei, per alcune cose, ma non voglio. Penso che voi abbiate di meglio da fare che leggere le mie opinioni su quest'opera.
Voglio invece parlare di chi ha parlato di questo libro. Ne parlerò senza fare nomi così da potermi esprimere in libertà senza per questo tenere delle querele. Perché? Perché forse è un bel libro, forse no, ma qualcuno si è sentito in dovere di parlarne, ammorbando l'aria con le sue rutilanti stronzate. Mi riferisco ad una cricca di individui che parla per sentito dire ma che, casualmente, si trova in cima alla catena alimentare dello USER GENERATED CONTENT, ovvero i creatori di contenuti con un seguito piuttosto nutrito¹.
Questa cricca di persone è talmente auto riferita² da non essere riuscita, in un periodo che si allunga attraverso vari mesi, ad approdare alla conclusione che io sono riuscito a raggiungere in appena dieci minuti di approfondite ricerche³. Essendo io cognitivamente assolutamente normodotato, vi metterò a parte della tutt'altro che sensazionale complottistico segreto: quello che la nobile cricca autoriferita chiama "femminismo tossico", non esiste. È maschilismo con la figa, il peggior sottoprodotto del patriarcato, come i neolaureati convinti che il mondo medioborghese abbia un posto anche per loro*.
Se io, stronzo qualunque con un'intelligenza perfettamente media, grazie al potere della tecnologia, ho avuto accesso a questa illuminazione mentre stavo letteralmente cagando, non posso non pensare che questa cricca di gentiluomini sia animata non dalla malafede, non dalla scarsa volontà di approfondire, studiare, leggere, informarsi. Quello che penso è che non si siano neanche abbandonati al beneficio di un dubbio fugace sull'argomento.
PERO' bisogna parlarne. SI DEVE avere un'opinione in merito, pena l'esser dimenticati.
Ecco, tornando al titolo clickbait del post, io penso che l'opinione sia un DIRITTO sicuramente inalienabile, non un DOVERE inderogabile. Penso che sia sempre lecito AVERE un'opinione, non penso che sia sempre DOVUTO esprimerla, se non si hanno dati sufficienti a supporto di quello che si dice. In caso contrario si corre lo stesso rischio di quando si vuole scoreggiare a tutti i costi per far ridere gli amici. Ci si caga addosso.

¹: Seguono i creatori di contenuti con poco seguito, gli utenti ed infine i creatori di contenuti senza seguito. Eccomi, sono io che agito la manina. Buonasera.
²: Dicasi autoriferito qualsiasi gruppo di persone i cui appartenenti passino metà del tempo ad imitarsi l'un l'altro e l'altra metà a congratularsi vicendevolmente per l'altrui arguzia.
³: Ho parlato via Telegram con un mio caro amico che ha letto dei saggi in proposito.
*: Non è vero. Si ringrazia Raffaele Alberto Ventura (Eschaton su FaceBook) per la gentile epifania.

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