Istigazione alla scrittura


Salve a tutti, oggi voglio parlare della scrittura, tanto evitata e vituperata.
Non dico che Herman Melville, George Orwell o Luigi Pirandello siano mai stati apertamente osteggiati, questo no; quanto che la scrittura in quanto azione sia oggetto di scherno quando va male e di disinteresse quando va bene.
Nella maggioranza dei casi, s’intende.

Intendo rivolgermi alla scrittura in quanto gesto di impugnare una penna e utilizzarla per sporcare un foglio bianco con dei grafemi che per convenzione rappresentano dei significati che, entro alcune regole, danno voce a ciò che abbiamo in testa. Il gesto puramente tecnico della scrittura.
Se noi prendiamo l’idea di scrittura, la facciamo bollire e poi utilizzando un bicchiere e un filtro in lana di vetro, quello che rimane è questo: dare voce ai nostri pensieri imbrattando un foglio. Certo, anche la pittura, nella sua massima espressione, è dare voce ai propri pensieri imbrattando un foglio, ma mancando io di qualsiasi abilità facente parte delle arti figurative, per oggi faremo finta che sia solo la scrittura. Anche perché sono profondamente convinto che sia molto più facile approcciarsi alla scrittura come la intendo io piuttosto che alla pittura.
Questo perché la scrittura, in realtà, è una forma di comunicazione le cui regole ci vengono insegnate ed imposte già in tenera età e non è quindi necessario -tanto più non in questo caso- avere un vocabolario sconfinato o sapersi destreggiare tra le più raffinate costruzioni della nostra lingua; è importante saper parlare correntemente una lingua. E tutti sappiamo parlare una lingua. Come se ciò non bastasse, tutti sappiamo scrivere le parole di ciò che pensiamo, altrimenti FaceBook non esisterebbe.
Forse sarebbe meglio così, ma non ce ne occuperemo oggi.
Visto che tutti sappiamo scrivere, perché farlo? Perché investirci del tempo che verrebbe inevitabilmente sottratto ad altre, forse più proficue e sicuramente più appaganti attività?

Per ciò che la scrittura in sé rappresenta.

Siccome se avete aperto questo blog molto probabilmente vi interessano anche gli esercizi, premettendo che questo non è uno workshop o un corso on-line, io faccio soltanto delle proposte (“I’m just planting seeds” diceva Bill Hicks): Iniziate a scrivere la cosa più semplice per chiunque: iniziate a tenere un diario.
A fine giornata riservatevi mezz’ora (o anche meno) per mettervi davanti ad un foglio bianco e ripercorrere la vostra giornata. Vedrete che all’inizio il vostro diario sarà molto scarno e assomiglierà molto all’americanissimo “been there, done that” ma pian piano, se riuscite ad essere consistenti, inizierà a contenere riflessioni circa ciò che vi è accaduto. Lentamente (ma neanche troppo), inizierete a vivere le vostre emozioni più consapevolmente, e vi assicuro che anche la più riflessiva delle persone, tenendo un diario, ha qualcosa da imparare.
Quando, a fine giornata, inizierete a domandarvi insistentemente “cosa ho pensato in quel momento?” Il vostro cervello inizierà da solo a formulare ciò che dovete scrivere nel diario MENTRE STA ACCADENDO, perché è il modo che gli fa risparmiare più energia e il nostro cervello è molto pigro.
Ora, esiste una pratica conosciuta come efficace per vivere meglio, come fosse mezz’ora di attività fisica al giorno, ed è la mindfulness, una pratica simil-meditativa che enfatizza il vivere nel momento. YouTube è pieno di spiegazioni su cosa è e su cosa non è, ma sostanzialmente è l’estrema dedizione del pensiero al momento attuale. Ecco. Tenere un diario stimola questo processo cognitivo forzandovi ad essere “presenti a voi stessi” durante la giornata, stimola uno stato simil-meditativo mentre scrivete e provoca uno stato di flusso, una condizione psicologica per cui siete massimamente concentrati in quello che state facendo e potreste continuare all’infinito senza preoccuparvi di che ore sono, cosa c’è da mangiare o della rata del mutuo.
Alcuni, probabilmente molti, di voi non crederanno che scrivere sia così benefico e lo capisco. Scrivere non vi dà in mano una bacchetta magica che risolve per magia tutti i vostri stress ma se continuate a farlo con consistenza vedrete che pian piano qualcosa migliorerà. Vi chiedo solo di fidarvi di me. Se poi fra due, tre settimane non sarà cambiato nulla smettete.
Però prima dategli una chance ed iniziate il vostro viaggio verso la mindfulness già da quando entrate in cartoleria. Indugiate di fronte allo scaffale dei block notes, cercate di capire quale block notes vi piace di più e almeno in un primo momento fatevi una cortesia: dimenticatevi dei prezzi. Se siete entrati in una comune cartoleria non guardare i prezzi non farà una gran differenza.

Poi indugiate davanti allo scaffale delle penne, guardatele, soppesatele, ponderatele: a sfera normali o a gel o stilografiche monouso, blu, nere, rosse, verdi, a scatto o senza scatto, con la gomma all’impugnatura o senza, ottagonali, esagonali, triangolari o rotonde, monocolore o a due, tre o quattro colori. Prendete un blocco ed una penna che vi piacciano ma senza starvi a chiedere perché, non è importante. Fate il resto delle vostre commissioni, tornate a casa e curatevi della vostra famiglia. Ora che avete fatto tutto, giusto prima di andare a dormire, mettetevi alla scrivania o se non ne avete una al tavolo della cucina, e cercate di ricordarvi per quanto potete, quello che avete fatto. Com’era la temperatura fuori dalla macchina? Che strada avete fatto per arrivare fino alla cartoleria? Che blocco avete preso, che penna? Quali altri scaffali avete oltrepassato per arrivare ai due che vi servivano? Chi c’era in cassa? Era un uomo? Una donna? Gentile, scontrosa o annoiato? Come vi ha fatto sentire il vostro acquisto?

Fate tutto questo per due o tre settimane e se al termine delle stesse non vi sentirete un po’ meglio (non c’è mai fine al meglio) smettete pure. Magari scrivetemelo qua sotto, parliamone. Come ho già detto, io non sono uno psicologo, uno psicoterapeuta o chissà che altro. Però mi piace scrivere. E mi piace proprio per i motivi scritti qui sopra.

Per oggi è tutto, vi auguro una buona giornata e se non dovessimo risentirci, buon pomeriggio, buona sera e buonanotte!

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